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Sala 1 — Via Appia

La regina Viarum e i reperti del suo antico tracciato

Planimetria Sala I — Via Appia

La sala 1 è dedicata alla Via Appia, una delle più importanti arterie del mondo romano, nota fin dall'antichità come Regina Viarum, la “regina delle strade”. Costruita nel IV secolo a.C., la strada collegava Roma con l'Italia meridionale e rappresentò per secoli un asse fondamentale per gli spostamenti, i commerci e le comunicazioni. Il suo tracciato attraversava anche il territorio di Fondi, contribuendo allo sviluppo economico e alla crescita della città.

La sala espone reperti provenienti da rinvenimenti effettuati lungo il tracciato dell'antica via e nelle aree circostanti. Tra questi si distinguono epigrafi, elementi architettonici e testimonianze archeologiche che documentano la presenza di monumenti funerari, strutture e attività legate alla strada. Questi materiali permettono di comprendere il ruolo centrale della Via Appia nella vita del territorio fondano e il suo significato come luogo di incontro, di passaggio e di memoria.

Sulla Via Appia:
Fondi crocevia dell'Impero

La Via Appia, la Regina Viarum, fu avviata nel 312 a.C. dal censore Appio Claudio Cieco per collegare Roma ai territori campani con un percorso rapido e sicuro. Divenne presto la principale strada verso il Sud, favorendo viaggi, commerci e nuovi insediamenti. Fondi era un passaggio obbligato tra Lazio e Campania: qui l'Appia coincideva con l'asse principale della città e ne animava la vita quotidiana.

Il tratto tra Terracina e Fondi ebbe un ruolo strategico e ospitò stazioni di sosta e di servizio per viaggiatori e messaggeri imperiali. All'ingresso in città, all'altezza dell'attuale via Roma, il tracciato piega, si divide in due rami e si ricompone poco oltre. I cippi miliari ricordano l'importanza della strada e i restauri, come quello tardo del III secolo d.C. e nel 2024 la Via Appia è stata iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.

Sulla Via Flacca: Fondi tra costa e Appia

La Via Flacca fu costruita nel 184 a.C. per iniziativa di Lucio Valerio Flacco; collegava Terracina a Formia lungo la costa tirrenica, come alternativa più agevole ai tratti impervi della Via Appia. Percorso strategico per eserciti e commerci, attraversava il territorio di Fondi lungo la linea costiera, assicurando collegamenti rapidi con il porto di Sant’Anastasia e favorendo gli scambi via mare.

La pianura fondana crebbe integrando trasporti terrestri e marittimi; lungo la strada sorsero punti di controllo, aree di sosta e infrastrutture per viaggiatori e merci. Sostruzioni e iscrizioni conservate nell'area testimoniano ancora oggi il tracciato. La Flacca, insieme all'Appia, rese Fondi un crocevia tra costa ed entroterra, centrale nei collegamenti dell'Italia antica.

Le iscrizioni

Le iscrizioni sono le “voci” con cui la Fondi di duemila anni fa parla ancora oggi. Dai testi pubblici sappiamo che la città curava con attenzione il proprio territorio: un'iscrizione ricorda la bonifica delle paludi e il ripristino di una strada spesso invasa dalle acque; un'altra celebra il rifacimento delle mura e delle porte urbane. Altre epigrafi citano il macellum, il grande mercato alimentare, e la via Appia con i suoi miliari, che collocano Fondi nella rete delle comunicazioni dell'Impero.

Le iscrizioni onorarie raccontano il prestigio dei magistrati locali, come L. Runtius Gemellus, ricordato per i giochi dell'anfiteatro. Le epigrafi funerarie ci portano invece dentro le famiglie: notabili, liberti, soldati e stranieri dell'Oriente greco. Attraverso queste pietre incise riconosciamo una comunità viva, attenta ai diritti, ai confini e alla memoria, con aspirazioni e bisogni non così diversi dai nostri.

Reperti in esposizione

Un ritratto di Fondi nell'antica Roma

Provenienza ignota — Marmo — Prima metà del I secolo d.C.

A(ulus) Verrius A(uli) l(ibertus) Papus fecit sibi
et V[er]riae A(uli) l(ibertae) Menotheae et [---]


Aulo Verrio Papo, liberto di Aulo, fece (questo monumento) per sé e per Verria Menotea, liberta di Aulo, e per [---]

Il rilievo funerario a finestra mostra quattro busti entro una nicchia rettangolare e rappresenta una famiglia della città: un uomo, una donna e due bambini. L'iscrizione nomina la famiglia Papus, della gens Verria, e il ricordo sopravvive nel toponimo locale Cesa del Papa nella frazione Cocuruzzo.

Le figure femminili portano la pettinatura detta “all’Ottavia”, dal nome di Ottavia Minore sorella di Augusto — con scriminatura centrale, capelli raccolti alla nuca e onde morbide che incorniciano il volto — segno di stile e rango tra la fine dell’età repubblicana e i primi decenni dell’Impero. Il rilievo non è solo un’opera d’arte funeraria ma un frammento vivo della comunità di Fondi nell’antichità, perché racconta il modo di vestire, l’eleganza sobria delle élite e i legami tra genitori e figli.

Munera pubblici e anfiteatro di Fondi

Provenienza ignota — Pietra calcarea — Fine I sec. a.C. – I sec. d.C.

L(ucio) Runtio, L(ucii) f(ilio), Aem(ilia tribu)
Gemello
Aedili iterum quinq(uennali),
quod curam muner(is)
publice splendide
administaverit,
Fundani, aere conlato.
L(oc) d(ato) d(ecreto) d(ecurionum)

L’iscrizione esposta è un primo indizio sull’anfiteatro di Fondi; nel testo si ricorda L. Runtius Gemellus, magistrato locale, che “curò splendidamente lo spettacolo pubblico” (curam muneris publici splendide administravit). Questo tipo di spettacoli con gladiatori ed altre esibizioni si svolgeva proprio nell’anfiteatro.

In un’altra iscrizione, ormai perduta, M. Ulpius Natalis “per l’allestimento di un munus pubblico” fece collocare a sue spese una statua, segno del prestigio legato all’organizzazione dei giochi. Nel Medioevo, nel 1071, un documento cita una chiesa di Santa Maria “posta accanto all’anfiteatro della città di Fondi”; la stessa area viene menzionata in un contratto di vendita del 1076 con il nome di Conca Rotunda. Scavi eseguiti in via Mola della Corte hanno portato alla luce tratti dell’anello esterno e muri interni che sostenevano le gradinate, confermando la struttura ellittica dell’edificio.