Panorama di Fondi

La città

La storia di Fondi

Nel cuore del Lazio meridionale, Fondi custodisce millenni di storia tra mura romane, castelli medievali e corti rinascimentali.

Nel cuore della città di Fondi, il Castello Caetani, costruito tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, si imposta esattamente sul tracciato delle antiche mura: entrare nel castello significa trovarsi, di fatto, dentro l’antica città romana.

Se osservate le pareti che vi circondano, alla base delle strutture del castello potete riconoscere i tratti delle murature romane, inglobate e riutilizzate. La continuità dell’insediamento e il riuso delle fortificazioni raccontano una scelta precisa: vivere qui ha sempre voluto dire abitare un luogo di passaggio, strettamente legato alla Via Appia, dove per generazioni è stato naturale difendersi e costruire la propria storia.

Fondi è una città di pianura: l’abitato si appoggia su un lieve rilievo, a soli nove metri sul livello del mare, un tempo circondato da zone paludose. Era una vera e propria “isola naturale”, che garantiva salubrità e difesa. A nord la chiudono e la proteggono i Monti Ausoni e Aurunci; a sud si apre la grande pianura verso i laghi costieri e il vicino Mar Tirreno, un corridoio tra monti e mare dal clima mite.

Le origini di Fondi, così come la conosciamo in età storica, risalgono al 338 a.C., quando i Fundani entrano nell’orbita di Roma e stabilmente nel sistema romano, in una fase in cui la nuova potenza della penisola volge le sue mire verso la Campania. La città viene inserita nella grande rete politica e commerciale romana che collega il centro al sud della penisola e ne diventa uno dei nodi di passaggio. Negli stessi decenni viene tracciata la Via Appia, la regina viarum, che da Roma scende verso il Sud: passare per Fondi diventa quasi obbligatorio per chi viaggia, commercia, si sposta con gli eserciti.

La città si ritrova così al centro di uno snodo strategico, dove la strada interna si incrocia con i percorsi costieri assicurati dalla Via Flacca. Nel Medioevo questo ruolo non si esaurisce: Fondi continua a controllare i passaggi tra costa ed entroterra, i valichi verso la valle del Sacco, i movimenti di merci e persone. Dentro queste mura, oggi come allora, si percepisce la forza di un luogo che vive di transiti, incontri e storie sovrapposte.

Il castello

Il Castello è tra i simboli più significativi della città di Fondi. Tra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII secolo, sotto il dominio della famiglia dell’Aquila, ci fu una prima fase di costruzione con la realizzazione di un torrione quadrato inglobato tra le mura romane, con lo scopo di proteggere il nucleo urbano e il corridoio tra il Regno di Napoli e lo Stato Pontificio.

Nel 1299, Fondi passò sotto il dominio della famiglia Caetani, che trasformò il castello considerevolmente: accanto al torrione fu eretta la fortezza con tre torri angolari merlate. Un successivo ampliamento ci fu anche nel XV secolo, con l’edificazione della torre cilindrica chiamata “mastio”, posta sopra la torre quadrangolare.

Nel XVI secolo, grazie alla famiglia Colonna e a Giulia Gonzaga, la corte ebbe un periodo di grande splendore, che venne interrotto dall’assalto dei corsari di Khayr al-Din soprannominato “Barbarossa”. Il castello resistette all’attacco ma da quel momento in poi perse gradualmente la sua funzione difensiva e venne utilizzato come residenza amministrativa, caserma e deposito, subendo tra Settecento e Ottocento delle modifiche interne e un progressivo abbandono.

La famiglia dell’Aquila

La famiglia dell’Aquila fu una delle principali famiglie nobili a governare Fondi nel periodo medievale, attiva soprattutto tra l’XI e il XIII secolo. Originaria di territori vicini al Ducato di Gaeta, i dell’Aquila si stabilirono a Fondi durante la fase normanna e successivamente sotto il Regno di Sicilia.

Un momento cruciale per la storia di Fondi fu il matrimonio tra Giovanna dell’Aquila e Roffredo III Caetani, che unì due delle famiglie più importanti dell’epoca. Grazie a questa alleanza matrimoniale, il territorio di Fondi passò progressivamente sotto il controllo dei Caetani. Pur perdendo il controllo diretto della città dopo l’avvento dei Caetani, i dell’Aquila restarono figure di rilievo nella memoria storica di Fondi, riconosciuti come protagonisti della transizione dall’epoca medievale normanna al lungo dominio caetanese. La loro eredità si riflette ancora oggi nelle strutture medievali della città e nella tradizione storica locale.

La famiglia Caetani

La famiglia Caetani giunse nel territorio di Fondi successivamente al matrimonio tra Giovanna dell’Aquila e Roffredo III Caetani, da questa unione nasceranno personaggi rilevanti per la storia della città: loro nipote Onorato I Caetani (1336–1400) fu uno dei più potenti signori del Lazio medievale, conte di Fondi e duca di Gaeta, trasformò la città in un importante centro politico e militare, rafforzandone le difese e ampliando il castello.

Uomo ambizioso e influente, Onorato ebbe un ruolo decisivo nello Scisma d’Occidente: ospitò a Fondi il conclave dei cardinali francesi che, in opposizione al papa romano Urbano VI, elessero Clemente VII, l’antipapa che diede inizio alla cattività avignonese.

Altro membro importante della famiglia fu Onorato II Caetani (1460–1528): sotto il suo governo la città visse un momento di rinascita, egli infatti favorì le arti apportando migliorie in tutto il territorio. La famiglia Caetani, in seguito a dei contrasti con il Regno di Napoli, fu costretta a lasciare il feudo, che venne successivamente affidato alla famiglia Colonna.

La famiglia Colonna

Prospero Colonna (1452–1523) fu capitano generale dell’esercito pontificio e in seguito comandante delle truppe spagnole al servizio di Carlo V e divenne poi nel 1497 conte di Fondi. Importante per la città fu suo figlio Vespasiano (1485–1528), che sposò in seconde nozze Giulia Gonzaga (1513–1566).

Alla sua morte, Giulia, rimasta vedova giovanissima, rimase nella contea trasformando la corte di Fondi in un vivace centro di arte, cultura e raffinatezza, frequentato da letterati, artisti e nobili provenienti da tutta Italia. Tra questi spiccano personaggi come Ippolito de’ Medici e Ludovico Ariosto, che le dedicò anche un’ottava nell’Orlando Furioso.

La sua fama si diffuse in tutta Europa anche a seguito della celebre incursione del corsaro Khayr al-Din, detto “Barbarossa”, che nel 1534 tentò invano di rapirla per ordine del sultano Solimano I detto “il Magnifico”. Dopo quell’episodio, Giulia si ritirò a Napoli, dedicandosi alla vita religiosa e agli studi spirituali.